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Surfer's Habitat - Capo Mannu sport&cultura © [ ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 2008 2:30 AM ]
Capo Mannu - Vincenzo Ingletto - pic. Alberto Salaris
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Storia Sarda / GUIDA CAPO MANNU
 
Storia Sarda ( preistoria - età fenicio punica )  

La presenza dell’uomo in Sardegna risale al 450.000-100.000 a.C., in seguito al ritrovamento di reperti rinvenuti al nord dell’isola.
Si trattava di oggetti in selce e quarzite. A conferma della teoria, il ritrovamento di una falange umana datata all’incirca 250.000-300.000 anni a.C., che rappresenta un tassello importante della preistoria sarda.
Per quanto riguarda il paleolitico, non ci sono prove certe che possano confermare la presenza nell’isola di esseri umani, ciò è forse dovuto a lacune nella conoscenza degli studiosi in materia, causata dal mancati ritrovamenti risalenti al paleolitico.
Nel neolitico antico (6000-4000 a.C.) l’uomo scopre la ceramica, che innesca una reazione sociale che permette all’uomo di evolvere lo stile di vita, permettendogli di conservare cibi, quindi di sviluppare l’agricoltura, l’allevamento e di conseguenza di aumentare l’approvvigionamento, un aumento demografico, sociale ed economico.

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Domus de janas Sa Rocca Tunda

Gli oggetti ceramici ebbero diversi utilizzi, dall'uso alimentare ai corredi funerari che accompagnavano nell’aldilà i defunti nei riti di sepoltura. Nel neolitico recente (3400-3200 a.C.), la produzione di ceramiche erano caratterizzate da decorazioni più ricche e i ritrovamenti rendono la situazione archeologica più complessa ed articolata. Decorazioni con motivi a cerchi, spirali, a festoni, a stella e figure umane arricchivano gli ogetti di comune utilizzo e non, con schemi che ricalcavano lo stile cicladico-cretese. Ma oltre alle ceramiche si iniziavano a lavorare i metalli, come il rame, l’argento ed il piombo.
Anche le rappresentazioni della “dea madre” (ben presente nelle culture mediterranee) variò, con delle stilizzazioni, rendendola da naturalista ( con i caratteri che rappresentano la figura femminile) ad una rappresentazione a forma di croce o straforo.  
 


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Il passaggio dal neolitico all’età del bronzo segna la storia sarda e anche il paesaggio con l’edificazione di  strutture che nacquero  in questa fase e si svilupparono nell’isola: i nuraghi. Di varie tipologie i nuraghi erano abitazioni a una o più stanze, con una torre o con articolazioni a più torri. Attorno ai nuraghi i villaggi nuragici facevano da contorno alle costruzioni che ancora oggi si fanno notare in tutto il territorio.
Dalla cultura della popolazione si passa alla civiltà. Pare che in questo periodo l’uomo fosse in grado, tramite rudimentali pratiche mediche, di praticare trapanazioni, in vita, del cranio del paziente senza causarne la morte, attestata dalla calcificazione ossea. Tuttavia, la produzione ceramica diventò meno decorata in quanto la sovrabbondanza di decorazioni viene a mancare.
Nelle successive fasi dell’era del bronzo (1300-900 a.C.), le capacità architettoniche vennero ulteriormente affinate e vennero eretti nuovi nuraghi e alcune delle vecchie strutture vennero  modificate, da nuraghi ad una torre a più torri. Il passaggio all’età del ferro muta per l’ennesima volta le caratteristiche della civiltà sarda. Mutano nuovamente le produzioni ceramiche, tornano ad essere più finemente decorate, venne rimessa mano ad alcuni nuraghi, addirittura smantellandone alcuni.
Il bronzo veniva ora impiegato nella realizzazione di bronzetti raffiguranti i vari ruoli della società nuragica, tra i quali arcieri, lottatori e figure femminili, modelli di nuraghe e animali. Tutto ciò anche dovuto all’arrivo dei fenici che si insediarono  stabilmente nell’isola.
Grazie all’arrivo dei fenici, che pare pacificamente, entrarono a far parte della civiltà dell’isola, inserirono la civiltà nuragica nel modello urbano affermatosi nel bacino mediterraneo con la creazioni di veri e propri centri urbani. Tra queste Tharros (Cabras), Othoca (Santa Giusta). L’equilibrio tra le due civiltà si ruppe nel momento in cui i Punici (Cartaginesi), nel IX secolo a.C.. l’interesse dei cartaginesi creò gli attriti e conflitti che non si crearono con l’arrivo dei Fenici.
Il dominio dei cartaginesi accentuò l’integrazione tra sardi e fenici e rimase attiva anche dopo la conquista romana.
I cartaginesi resero più intensa la produzione agricola in particolare con i cereali, crearono nuovi centri urbani.
A causa delle richieste economiche da parte dei mercenari di stanza in Sardegna, i cartaginesi si trovarono costretti a cedere l’isola ai romani che nel 277 a.C. la resero provincia romana. Questo permise una più rapida romanizzazione nell’edilizia, ville, teatri, terme, strade, tra le quali anche la Cagliari Porto Torres, ricalcata in parte dalla Carlo Felice (odierna SS 131).
Lo sfruttamento agricolo e minerario a questo punto aumentò sino al 460, anno nel quale i vandali, che stabilirono nel Nord Africa il loro regno. Nel 534 l’isola venne riconquistata da Giustiniano e ritornò  a far parte dell’impero romano che spostò  nel frattempo il baricentro a Costantinopoli.

Tarros S.Giovanni di Sinis
Tarros (San Giovanni di Sinis)

 
 

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